SEX & REVOLUTION! Immaginario, utopia, liberazione (1960-1977)

Reggio Emilia, Palazzo Magnani
Venerdì 20 Aprile 2018 - Domenica 15 Luglio 2018

 REGGIO EMILIA

PALAZZO MAGNANI

PROROGATA FINO AL 15 LUGLIO 2018

LA MOSTRA

SEX & REVOLUTION!

Immaginario, utopia, liberazione (1960-1977)

 

La rassegna, uno degli appuntamenti principali di Fotografia Europea 2018 -RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie, indaga la genesi delle trasformazioni nel modo di concepire e vivere la sessualità tra gli anni ’60 e ’70, attraverso oltre 300 reperti d’epoca: sequenze cinematografiche, fotografie, fumetti, rotocalchi, libri, manifesti, brani musicali e molto altro.

 

 

 

Il corpo nella sua integrità diventerebbe oggetto

di godimento: uno strumento di piacere

Herbert Marcuse

 

 

A seguito del grande successo di pubblico, è stata prorogata fino al 15 luglio 2018, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, la mostra SEX & REVOLUTION! Immaginario, utopia, liberazione (1960-1977) che indaga la genesi delle trasformazioni nel modo di concepire e vivere la sessualità tra gli anni ’60 e ’70, attraverso oltre 300 reperti d’epoca: sequenze cinematografiche, fotografie, fumetti, rotocalchi, libri, locandine di film, brani musicali, installazioni multimediali, ambientazioni con oggetti di design, musica e molto altro.

 

La rassegna, curata da Pier Giorgio Carizzoni, sotto la direzione scientifica di Pietro Adamo, docente all’Università di Torino, promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia, in collaborazione con l’Associazione Culturale Dioniso, è uno degli appuntamenti principali della XIII edizione di Fotografia Europea, che quest’anno ruota attorno al tema RIVOLUZIONI – Ribellioni, cambiamenti, utopie.

 

“A oltre un mese dall’apertura - afferma Davide Zanichelli, presidente della Fondazione Palazzo Magnani - siamo particolarmente soddisfatti della presenza di pubblico e della vivacità delle reazioni che la mostra ha generato. Le visite guidate e gli approfondimenti collaterali hanno consentito di approfondire origini e conseguenze di una rivoluzione tanto importante quanto poco indagata da progetti espositivi così ben documentati”.

 

Il percorso espositivo, suddiviso per aree tematiche, si apre con un’analisi dell’ambito filosofico e culturale entro cui è nata e si è sviluppata la rivoluzione sessuale: dagli studi freudiani di fine Ottocento alle ricerche di Wilhelm Reich, di cui verrà presentato l’orgonometro, misuratore di quella particolare forma di energia, detta ‘orgonica’, scoperta dallo stesso Reich negli anni Trenta del Novecento, alle prime ricerche di sessuologia di autori quali Alfred Kinsey, fondatore dell’Institute for Sex Research all’Università dell’Indiana, Albert Ellis, Frank Caprio, agli studi di Herbert Marcuse, che aprirono la strada a rilevanti battaglie politiche e culturali che, dalla metà del secolo scorso, sono state il preludio alla stesura di opere letterarie, cinematografiche e artistiche.

Un ruolo di rilievo è affidato all’approfondimento del rapporto tra sesso e letteratura attraverso fondamentali romanzi come l’Ulisse di James Joyce, L’amante di Lady Chatterleydi David Herbert Lawrence, Tropico del Cancro di Henry Miller, Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian, e i percorsi della censura e dei processi che colpirono autori quali i citati Lawrence e Miller, ma anche William Burroughs e il nostro Vitaliano Brancati.

La prima sezione si chiude con l’illustrazione di alcune pratiche sociali che hanno caratterizzato la rivoluzione sessuale: la legittimazione della contraccezione e dell’aborto; la diffusione di libero amore, scambismo, coppia aperta e nudismo; la progressiva accettazione sociale dell’omosessualità maschile e femminile; il proliferare della pornografia.

 

I mutamenti di costume innescati da questi processi culturali - tra gli anni cinquanta e sessanta – favoriscono la creazione di prodotti cinematografici ed editoriali fortemente innovativi. In mostra le prime copertine di riviste internazionali come Playboy e Penthouse, delle omologhe italiane Playmen e Le Ore, ma anche i volumi dell’Olympia Press, la casa editrice americana fondata nel 1953 con sede a Parigi, che ha pubblicato, senza censura, alcuni romanzi erotici della Beat generation. Sono esposte anche rare edizioni italiane di audaci classici del passato, talora in versione semiclandestina, oltre a spezzoni di film con la comparsa dei primi nudi su grande schermo. Di questi stessi anni, quali evidenti segnali dei mutamenti in atto, sono proposte sequenze di celebri film e documentari diretti da maestri della settima arte come Bergman, Kazan, Wilder, Antonioni.

 

Negli anni Sessanta della protesta studentesca, delle femministe e dei movimenti di liberazione omosessuale, gli scrittori della Beat generation e della controcultura hanno portato nei media, nella vita quotidiana e nella coscienza collettiva i temi della liberazione del corpo, della funzione gioiosa dell’erotismo, di un più equilibrato rapporto uomo-donna, diffondendo stili di vita alternativi e vincendo la resistenza di legislatori conservatori e associazioni impegnate nella salvaguardia della moralità.

S’inserisce qui un’interessante sezione sull’abbigliamento attraverso l’esposizione di alcuni indumenti iconici come la minigonna, rappresentata da immagini della sua creatrice Mary Quant.

 

 Uno degli effetti d’impatto culturale è stato l’avvento di una pornografia di massa progressivamente legalizzata. Dalle esperienze dei primi nudi integrali si passa man mano ai prodotti hard core, che trovano spazio in riviste a larga diffusione, ma anche nel mondo del fumetto e soprattutto nel cinema.

Agli inizi degli anni Settanta si verifica un boom del sesso su grande schermo con l’apertura e la diffusione dei cinema a luci rosse che proiettano pellicole a contenuto hard; di questa stagione la mostra offre una ricca documentazione che comprende le prime riviste hard scandinave, filmini in super 8, le pubblicazioni italiane nel passaggio dal soft all’hard, i più celebri libri a luci rosse del periodo nonché un montaggio ragionato dei primi film porno di maggior successo.

 

Tuttavia, l’affermazione della pornografia ha messo in evidenza le maggiori criticità della rivoluzione sessuale e dei suoi esiti: una sessualità virata sull’occhio maschile, la persistenza delle gerarchie dei ruoli, l’accento prevalente sul consumo dei materiali proposti a scapito dell’esperienza di vita.

La mostra, attraverso postazioni audio-video, fotografie, manifesti originali, libri e riviste analizza come la sessualità, finalmente liberata, abbia influenzato buona parte della cultura e della società. La musica, con le canzoni dal tono e dal testo esplicito come Je t’aime… moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane Birkin, o Love to love you babe di Donna Summer, o il reiterato No no no di Sabina Ciuffini. Il teatro, con i musical Hair, Oh Calcutta, The Rocky Horror Show. Il cinema d’autore, che va verso il sesso esplicito, con brani tratti da La Bestia di Borowczyk, Le farò da padre di Lattuada, Novecento di Bertolucci, L’impero dei sensi di Oshima e altri. Il fumetto, con Sukia, Jacula e numerosi altri. La televisione italiana, con la ‘scandalosa’ esibizione di Ike e Tina Turner a Studio uno, la scena censurata sul divorzio nella riduzione televisiva del David Copperfield, il servizio sul Crazy Horse di Parigi nella trasmissione Odeon, il primo documentario su un processo per stupromandato in onda dalla RAI. La letteratura, con autori quali Philip Roth, Alberto Moravia, o casi letterari come i best-seller Porci con le ali e Paura di volare. La fotografia, con immagini d’archivio di alcuni tra i più significativi protagonisti di quei grandi mutamenti e con opere d’autore come quelle di Paola Mattioli e Angelo Frontoni.

Catalogo Skira editore.

 

LE RAGIONI DELLA MOSTRA

La rivoluzione sessuale degli anni ’60-70 ha cambiato gli stili di vita e l’immaginario sociale degli occidentali. I modi di pensare il sesso, la famiglia, il lavoro, la politica, lo Stato, sono radicalmente mutati sotto l’urto delle idee e delle pratiche emerse in quegli anni. La morale incentrata sulla sessualità monogamica, l’etica del lavoro e del consumo, la fiducia nello Stato e nelle istituzioni sono state sostituite, per una discreta parte degli abitanti delle nazioni industrializzate, dal primato del piacere, dal gusto per la sperimentazione sociale e sessuale, dalla speranza che il libero dispiegarsi di eros e corpo abbattesse il capitalismo militar-industriale. Intellettuali e artisti hanno proposto paradigmi sessuali fondati sul piacere, l’orgasmo, la liberazione del corpo, valorizzando una prospettiva «polimorfica» (cioè «dalle molte forme») che legittima ogni zona erogena come fonte di piacere. Da qui una nuova giustificazione di sesso orale, sodomia, amore di gruppo, orgia, nonché di ogni tipo di relazione omosessuale. Da qui anche la critica feroce dei costumi sessuali dei secoli precedenti, considerati strumenti di repressione e controllo degli istinti naturali in nome dell’ordine politico e delle gerarchie sociali e sessuali tradizionali.

D’altro canto, le idee e le pratiche associate alla rivoluzione sessuale sarebbero rimaste entro l’élite culturale se gli anni Sessanta non fossero stati anche il decennio delle ribellioni studentesche, della controcultura e degli hippies, dell’emancipazione della donna e della ribellione dei gay. In tali ambienti quelle idee e quelle pratiche sono fermentate, hanno trovato campo d’azione, si sono trasformate in pratiche sociali. I più noti progettisti della rivoluzione sessuale – negli anni ’30 l’austriaco Wilhelm Reich, negli anni ’50 il tedesco Herbert Marcuse e l’americano Norman Brown – hanno così offerto, rovesciando la teoria freudiana che giudica la repressione degli istinti funzionale alla costruzione della civiltà, un programma di sovversione dell’esistente, alla ricerca di una dimensione di vita fondata sul primato degli istinti e del piacere, che hippies e affini hanno fatto proprio.

Molti critici hanno accusato di utopismo e avventurismo politico i rivoluzionari sessuali. Il sogno di rovesciare l’esistente si è dimostrato vano e il capitalismo ha trasformato in merci di consumo i «mattoni» dell’emancipazione (sex toys e club di scambisti, abbigliamento contestatore e più ambigua pornografia). Tuttavia, le esperienze di quegli anni non hanno mutato solo l’immaginario sessuo-politico occidentale, ma anche la legislazione relativa alla sessualità, sotto forma di equiparazione dei diritti dei gruppi svantaggiati (giovani, donne, gay, minoranze etniche): con diverso impatto nelle differenti zone del primo mondo, si sono affermate o ampliate le possibilità di usare contraccettivi, divorziare e abortire, il diritto di famiglia si è trasformato in senso più equo, è stata legittimata l’omosessualità, sono state depenalizzate pratiche prima condannate (dal travestitismo alla sodomia), nuove possibilità di espressione sono emerse in arte, letteratura e cinema. Un contributo primario, quindi, al nostro mondo dei primi decenni del terzo millennio.

 

Reggio Emilia, maggio 2018


 

SEX & REVOLUTION! Immaginario, utopia, liberazione (1960-1977)

Reggio Emilia, Palazzo Magnani (corso Garibaldi 29/31)

Prorogata fino al 15 luglio 2018

 

Biglietti:

Intero: 10 euro

Gratuito: bambini di età inferiore ai 12 anni, accompagnatori di persone con disabilità, giornalisti accreditati e soci Icom.

 

Orari:

venerdì sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00

 

Ufficio stampa

CLP Relazioni Pubbliche

tel. 02 36 755 700 anna.defrancesco@clponline.it; www.clponline.it

 

Ufficio stampa Fondazione Palazzo Magnani

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